mercoledì 19 settembre 2012


L’AZIONE DEL GOVERNO MONTI E LE PROSSIME ELEZIONI

E’ cominciata l’agitazione preelettorale dei nostri politici di ogni tendenza e anche quella dei numerosi commentatori in televisione e sui giornali. Sono numerosi coloro che cercano di ritagliarsi spazi e a tal proposito si danno da fare per offrire ricette, esprimere critiche, sgomitare, peraltro con una certa prudenza viste le incertezze su quanto ci attende il prossimo anno, dopo le elezioni politiche che ormai sembra si terranno alla scadenza naturale di aprile 2013.
Ormai sono in pochi, anche se piuttosto rumorosi, a non ammettere che il governo Monti, nei pochi mesi a disposizione dall’inizio dell’anno, appoggiato di malavoglia da una “strana” maggioranza composta dai “nemici” di ieri, è riuscito e sta riuscendo a rimettere a galla una barca piena di falle, mezza rovesciata, che stava affondando sotto lo sguardo ostile e beffardo di mezzo mondo.
Certamente non si poteva pretendere che in otto mesi o poco più, sotto i fucili puntati della vecchia politica recalcitrante, della vecchia maggioranza tuttora esistente in parlamento, dei sindacati, delle corporazioni più che mai agguerrite, dell’Unione Europea e dei membri dell’Eurozona più che mai preoccupati anche per loro stessi, tutti i vecchi problemi, l’enorme debito pubblico, la crisi dell’economia, le incrostazioni e i fardelli creati negli ultimi tre o quattro decenni, fossero risolti d’incanto, ma a me sembra che il governo abbia ugualmente fatto miracoli con i mezzi di cui disponeva. Era, per il momento, quanto chiedevano i nostri partner per aiutarci a superare il momento, ma lo chiedevano, ovviamente, anche nel loro interesse.
Sono stati chiesti sacrifici peraltro, soprattutto alle parti più deboli della società, lavoratori dipendenti, pensionati e soprattutto pensionandi. Sono stati toccati anche i patrimoni con i bolli sui depositi, l’IMU, l’ulteriore aggravio sui beni scudati, e sono state impostate le prime liberalizzazioni e semplificazioni. Si chiedeva una robusta imposta patrimoniale per ridurre il debito pubblico, ma si è ritenuto che al momento, con la fame di capitali e di investimenti del nostro paese, non fosse opportuno penalizzarli più di tanto.
Il debito, questo cancro che si mangia circa ottanta miliardi di Euro all’anno in interessi, andrà ridotto drasticamente e sono allo studio le misure necessarie, fra le quali la dismissione o la valorizzazione attraverso la Cassa Depositi e Prestiti di parte del patrimonio immobiliare dello stato e degli enti locali, ma non basteranno.
Un’altra misura, in alternativa alla patrimoniale, potrebbe essere quella di un prestito forzoso a lungo termine a tasso d’interesse contenuto ma remunerativo, da richiedere a tutti i possessori di titoli di ogni genere, residenti in Italia. Ciò non ridurrebbe immediatamente il debito, com’è ovvio, ma ne spalmerebbe una parte su un periodo lungo, dando respiro allo stato e togliendo munizioni alla speculazione.
A questo punto, è chiaro che l’azione intrapresa dal governo dovrebbe continuare, non dovrebbe essere interrotta o annacquata da chi avrà la ventura di vincere le elezioni del 2013, ammesso che le elezioni, con una nuova eventuale legge elettorale, riescano ad esprimere un chiaro vincitore o una coalizione sufficientemente omogenea per continuarne l’opera che richiederà diversi anni, ulteriori sacrifici impopolari se non addirittura lacrime e sangue.
Per fortuna dell’Italia, ci sarà ancora, almeno io lo spero, una nuova soluzione di emergenza in caso di stallo della politica. Una nuova tornata Monti e un nuovo Presidente della Repubblica in continuità con l’efficace e illuminata azione Napolitano.
Ovviamente, è preferibile l’emersione di un leader più politico, che io vedo in Pierluigi Bersani, anche se di lui non condivido le dichiarazioni recenti contro i governi dei tecnici. Io penso che i governi, come le dirigenze di qualsiasi grande azienda, debbano essere composti da esperti, non da semplici politici di mestiere che devono avere il loro posto in parlamento, quali rappresentanti degli elettori, ma non devono diventare operativi in settori che conoscono magari solo per sentito dire e sono pronti ad avvicendarsi nei vari ministeri senza averne acquisito le esperienze necessarie.
Figuriamoci poi i giovani di buona volontà e di larghe ambizioni, cosiddetti rottamatori, ricchi al massimo di qualche modesta esperienza nelle amministrazioni locali e i populisti urlatori, capaci di proteste ma dai programmi oscuri.
Non ha alcun fondamento il ritornello che i governi tecnici rappresentino una sospensione della democrazia. Tutti i Presidenti del Consiglio sono sempre nominati dal Presidente della Repubblica, secondo la nostra Costituzione e i Presidenti del Consiglio scelgono i membri del governo che non devono necessariamente aver partecipato alle elezioni. Il governo così costituito dovrà poi ottenere la fiducia del Parlamento.
Conclusione: un governo Monti due (che per il momento l’interessato sembra escludere) in caso di stallo ma che non debba rappresentare l’unica soluzione, come sembra auspicare Casini. Oppure un governo di coalizione fra forze attigue che abbiano in programma la continuità dell’azione iniziata da Monti, con i correttivi necessari, già del resto previsti, per far riprendere la crescita.




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