lunedì 27 agosto 2012
L’IMU E LA CRISI
Le tasse non saranno “bellissime” come il compianto Padoa Schioppa le definì, scherzando in un’intervista, ma sono indispensabili per il funzionamento di uno stato, di qualsiasi stato, e delle amministrazioni locali. I servizi, buoni o meno buoni, che il cittadino riceve hanno un costo. Costano le forze armate, costa la diplomazia, la sanità, l’assistenza, le scuole, la viabilità, la sicurezza e costano cari gli eventi straordinari che gravano sul territorio, le calamità e tante altre cose che gravano sulla collettività e di cui ci accorgiamo solo quando avvengono o ci toccano direttamente.
La nostra Costituzione prescrive che le tasse gravino sui cittadini “a seconda della loro capacità contributiva”, con criteri di progressività (Art.53). Queste due norme non sono sempre rispettate, anzitutto a causa della forte evasione fiscale, intollerabile in un paese civile per la sua ingiustizia, e dell’endemica corruzione, poi perché molte tasse hanno carattere proporzionale, non progressivo, cioè comportano aliquote uguali per tutti, come ad esempio l’IVA, le accise sui carburanti e sugli alcoolici, le imposte di bollo e tante altre.
Le amministrazioni virtuose dovrebbero calibrare la spesa pubblica in base alle entrate e non viceversa, produrre bilanci in pareggio e mantenere il debito pubblico entro limiti sopportabili, ma raramente ciò avviene e, anzi, negli ultimi decenni e non solo in Italia, la spesa è andata fuori controllo e l’indebitamento degli stati e delle amministrazioni locali è cresciuto fino a toccare limiti che hanno incoraggiato i mercati e la speculazione internazionale ad aggredire l’uno o l’altro degli stati più indebitati o in difficoltà economiche.
Si è visto che questi ultimi, da soli, non sono in grado di controllare questi attacchi e nemmeno gli organismi supernazionali possono neutralizzarli se non c’è la massima coesione fra gli stati membri e l’interesse generale non prevale sugli egoismi nazionali, soprattutto in una fase, ormai molto lunga, di mancata crescita o addirittura di recessione.
Il governo Monti, chiamato a gran voce sei mesi fa per arginare una situazione che in quel momento appariva ingestibile e che tuttora offre pochi segni di ripresa nonostante alcuni provvedimenti drastici che gli stanno alienando le simpatie iniziali, si trova a dover lottare su due fronti, entrambi altrettanto difficili: far quadrare i conti pubblici in modo da contrastare la speculazione e tentare di rimettere in moto l’economia, le cui difficoltà sembrano ormai più strutturali che congiunturali. I due fronti sono sovente in conflitto fra loro. Il primo richiederebbe più entrate e/o meno spese, cioè più tasse e/o più rigore nelle uscite, ma la riduzione delle spese pubbliche, anche di quelle poco produttive, spesso comporta effetti depressivi nell’economia, come del resto l’aumento dell’imposizione fiscale, in Italia già molto alta e non equamente distribuita.
Per rimettere in moto la crescita lo stato può incentivare l’iniziativa dei privati, ma anche questo ha un costo, e può da parte sua dar corso a investimenti pubblici sul territorio o spingere gli enti locali a farli e anche questo ha un costo, forse compensato, si spera, da ritorni futuri.
Tornando alla tassazione, è evidente che gli imponibili vanno ricercati dove è possibile e relativamente semplice trovarli a breve termine Non ci si può permettere soltanto di sperare in incassi futuri..
Si è detto e ripetuto: troviamo gli evasori che in Italia sono legione, a molti livelli. Cerchiamo di ripartire il carico fiscale in modo più equo, quando si sa che il 73% delle tasse le pagano coloro che hanno una ritenuta alla fonte. Facciamo pagare di più ai redditi più alti (che del resto in Italia, almeno ufficialmente, sono pochi e non darebbero un gettito risolutivo), tassiamo i patrimoni più importanti (attenzione però a non farli fuggire o disincentivare gli investimenti dall’estero, di cui abbiamo disperato bisogno). Tutti programmi lodevoli, ma di difficile o non immediata realizzazione.
In tale contesto arriva l’IMU Imposta Municipale Unica, una tassa deliberata dal precedente governo Berlusconi (che però esentava le prime case) in sostituzione della vecchia ICI Imposta Comunale sugli Immobili, che a sua volta aveva rimpiazzato l’ILOR, con aliquote variabili fra un minimo e un massimo a discrezione dei comuni, da ripartire fra questi ultimi e lo stato.
Non si tratta di una tassa di per se insostenibile, come hanno dichiarato molti urlatori di professione, non molto più gravosa della precedente, almeno per quando riguarda l’abitazione principale, applicata tranquillamente per anni. E’ una tassa, definita in modi diversi, che esiste in tutti i paesi europei e la maggior parte di quelli extraeuropei, compresi Stati Uniti e Canada. Ovunque è molto più gravosa, come risulta dalle tabelle pubblicate nei giorni scorsi su molti giornali. In molti paesi la tassazione sulla casa è addirittura di cinque o sei volte quella ora prevista in Italia, e ovunque si basa sul valore reale e non su quello, irrisorio, catastale. Essa trae origine dal fatto che si tratta di ricchezza dei cittadini e, in un certo senso, ha qualche carattere di progressività dato che comporta aliquote diverse, tiene conto dell’ubicazione del cespite e distingue fra l’abitazione principale e le altre. E’ solo in parte un’imposta patrimoniale perché tassa un moltiplicatore della Rendita Catastale, cioè di un reddito presunto (chi possiede una casa non paga l’affitto e quindi dispone di un supplemento di reddito rispetto a chi lo paga). Piuttosto, va osservato che le case in affitto, ancorchè adibite ad abitazione principale dell’inquilino, sono gravate, allo stato attuale, dell’aliquota IMU come le seconde e terze case tenute a disposizione al mare o in montagna.
Non si capisce pertanto la violenta protesta di certi politici e di certi sindaci che, a mio modesto parere, cavalcano rivolte che essi stessi hanno contribuito a suscitare. E’ una campagna irresponsabile, come quella contro Equitalia e l’Agenzia delle Entrate, due entità che lavorano per noi cittadini e fanno il loro dovere quando tentano ogni giorno di contrastare l’evasione che danneggia tutti noi. E’ loro compito riscuotere il dovuto, soprattutto da chi non era abituato a pagare ed era magari in attesa del prossimo condono.
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