mercoledì 14 agosto 2013

Partiti, movimenti e democrazia


PARTITI, MOVIMENTI E DEMOCRAZIA

Si discute, in questi giorni, di una proposta di legge presentata da alcuni esponenti del Partito Democratico mirante a regolarizzare e istituzionalizzare l’attività dei partiti politici, in base allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione (in particolare l’articolo 49 che recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”). E’ dal 1948 che questa norma costituzionale attende di essere attuata.

Come spesso accade in Italia quando si toccano certe posizioni da tempo cristallizzate, certi interessi, certi privilegi, si scatena la polemica con i più vari pretesti.

In questo caso si dice che la proposta è strumentale al fine di eliminare la competizione dei cosiddetti movimenti e dei partiti non strutturati democraticamente, i partiti proprietari, i partiti e i movimenti fondati sull’autorità e i soldi di un capo/padrone. Va riconosciuto che l’obiezione, anche se essa stessa strumentale, è fondata, perché i proponenti si svegliano ora dopo un torpore durato più di mezzo secolo, ma è anche vero che nella prima repubblica alle elezioni si presentavano veri e propri partiti politici, con sedi, sezioni, iscritti, consigli nazionali eletti sostanzialmente con metodo democratico dai congressi provinciali, regionali e nazionali.

Oggi l’elettore si trova di fronte a schede/lenzuola con partiti, movimenti, coalizioni dai nomi più fantasiosi, la maggior parte dei quali facenti capo a un leader o a un ristretto gruppo dirigente autonominato, titolari del nome e del simbolo, oltre che dei soldi dei rimborsi elettorali, elargiti a piene mani dallo stato senza controlli sugli utilizzatori e sulla loro destinazione.

Ripeto, il momento scelto per attuare, finalmente, il dettato costituzionale sulla democratizzazione, trasparenza, dei partiti politici, intermediari indispensabili in un sistema democratico, senza i quali c’è deriva autoritaria, populista, non è dei più felici,  vista la fragilità della coalizione di governo e l’assoluta necessità ed urgenza di privilegiare i provvedimenti sull’economia, il lavoro, le riforme, soprattutto quella del sistema elettorale.

Siamo di fronte a un vero e proprio ricatto da parte di chi ha in mano le sorti del governo o di chi potrebbe averle a breve termine, sia per quanto riguarda l’attuazione dell’articolo 48, sia per la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi in base alla Legge del 1957, finora interpretata come se il titolare delle concessioni televisive non fosse lui ma il suo dipendente Confalonieri. Infine anche sulla legge elettorale.

Una regolamentazione dei partiti, assegnando loro una personalità giuridica, obblighi di trasparenza, certificazione dei bilanci, rendicontazione dell’uso dei contributi pubblici e privati, democrazia interna, sarebbe non solo necessaria, finalmente, ma anche urgente e non si capisce perchè debba essere aggirata chiamando movimento un partito.

Ripugna dire che in questo particolare momento esistono priorità molto importanti e che forse è opportuno, purtroppo, evitare sconquassi, anche a costo di farsi accusare di spiacevoli cedimenti. Non dimentichiamo che i due terzi degli italiani che hanno votato in febbraio non sembrano molto interessati a un vero rinnovamento della nostra democrazia. Preferiscono evidentemente le facili promesse e gli urli in piazza.

(Maggio 2013)

 

    

 

 

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