INCIUCIO O
COLLABORAZIONE?
Mi riesce
difficile esprimere un’opinione su quanto è accaduto e sta accadendo nel nostro
paese dopo le elezioni politiche di febbraio che hanno dato risultati deludenti
in termini di governabilità e di stabilità, in un momento in cui ci sarebbe
invece bisogno di essere uniti per fronteggiare la grave crisi economica che ci
angustia, più di ogni altro paese in Europa, salvo forse un paio.
In un mio
intervento, scritto a caldo dopo la tornata elettorale, vista l’assoluta,
pregiudiziale indisponibilità del Movimento Cinque Stelle, auspicavo, non senza
rassegnazione, che potesse essere raggiunto un accordo con il PDL per
affrontare le emergenze, ma esprimevo il timore che l’ingombrante presenza di
Berlusconi, dopo l’esperienza disastrosa del suo ventennio e con tutti i suoi
problemi anche giudiziari, potesse rendere del tutto precario l’accordo stesso,
del resto malvisto dalla maggioranza degli elettori di tutti gli schieramenti.
E’ cosa normale,
nei paesi democratici, che si formino governi di coalizione, con programmi di
ragionevole compromesso, quando le urne non producono maggioranze più omogenee
perché l’elettorato è diviso.
Pierluigi Bersani,
così contestato anche all’interno del Partito Democratico e addirittura tradito
in modo subdolo – dopo un voto favorevole in assemblea - da un centinaio di
franchi tiratori, a mio parere si è mosso avendo in mente l’interesse del
paese. Ha tentato il tutto per tutto per coinvolgere i grillini in un progetto
di cambiamento, voluto anche da loro a parole, poi andando incontro anche al
PDL con la candidatura di Marini alla Presidenza della Repubblica, candidando
poi Romano Prodi, una bandiera da sempre per il centrosinistra (che era
addirittura compreso nella rosa di nomi del Movimento Cinque Stelle). Anche
quest’ultimo tentativo è fallito. Prodi, nonostante ciò che alcuni hanno
scritto anche su questo giornale, sarebbe stato un Capo dello Stato di grande
prestigio internazionale, malvisto tuttavia dal cavaliere che lui è riuscito a
battere un paio di volte. Non è affatto
vero che Prodi era avversato dai capi di stato europei. Solo l’Inghilterra,
notoriamente fredda con l’Europa, era infastidita dal suo attivismo come
Presidente dell’Unione. Poteva esserci, è vero, un terzo tentativo sposando la
candidatura Rodotà, terza scelta di un
M5S dopo un sondaggio sul WEB che gli ha assegnato poco più di quattromila
preferenze, ma non in cambio di sberleffi o velatissime aperture.
Per nostra
fortuna, come capita spesso in Italia alla luce del nostro proverbiale
stellone, avevamo di riserva Napolitano, un quasi novantenne più lucido di
tanti quarantenni di recente emersione, che ci ha posti di fronte alla gravità
della situazione ed ha costruito l’operazione Letta, unica soluzione possibile,
checché ne dicesse chi sognava governi di minoranza, di scopo, del Presidente,
tutti precari e infine dannosi.
Non è, per noi con
il cuore orientato al centrosinistra, certamente la soluzione che speravamo.
Non ci garba proprio l’alleanza con quel signore che ci ha governato
disastrosamente per tanti anni e che sta già minacciando di staccare un’altra
volta la spina se non otterrà certi provvedimenti che stanno a cuore a lui
personalmente o sono stati determinanti per la sua recente rimonta, come
l’abolizione/restituzione totale dell’IMU sulla prima casa. E’ noto a tutti che
ciò costerebbe alle casse dello stato oltre 8 miliardi che dovrebbero essere
rimpiazzati da altri tipi di tassazione (la proposta del PD di aumentare la
detrazione da 200 a 400 Euro abolirebbe l’IMU per quasi la metà delle famiglie,
quelle meno abbienti, e costerebbe poco più di 2 miliardi).
Purtroppo, due
terzi degli elettori hanno scelto di non votare per chi speravamo noi e tanti
altri cittadini si sono rifugiati nell’astensione. L’Italia ha bisogno di un
governo, il più stabile e duraturo possibile e il governo Letta, a mio modesto
parere, è il meglio che ci si potesse aspettare in queste condizioni. Ha un
programma ambizioso, forse troppo in relazione alle risorse disponibili o
reperibili, ma è al momento l’unica chance.
Nel frattempo, è
imperativo che il PD (al quale io non appartengo ma per il quale semplicemente
simpatizzo) e la sinistra si ricompattino. Barca o Renzi, Finocchiaro o Epifani
o Bindi e lo stesso Bersani, e le nuove
leve recentemente emerse, devono rimboccarsi le maniche e rafforzare il
partito. Non sono d’accordo con chi discute sulla diversità e inconciliabilità
delle anime che lo hanno costituito, quella ex popolare e quella ex diessina.
In tutto il mondo ci sono partiti, a destra e a sinistra, con all’interno
correnti di pensiero diverse ma con lo stesso obbiettivo e la stessa filosofia
della società.
E’ ora che anche
in Italia la si smetta con le scissioni e con i piccoli partiti. Spero che la
prossima legge elettorale li scoraggi una volta per tutte.
Nessun commento:
Posta un commento